Carlo reso cornuto da un vero maschio alfa
Per ricambiare la sua bella pensata, conoscendo anche il piacere che provava nel selezionare il mio abbigliamento, gli chiesi di scegliere lui il mio outfit per la serata. Con gli occhi pieni di eccitazione, andò nel mio guardaroba e scelse un vestitino bianco semitrasparente, talmente stretto da sembrare una seconda pelle. I bottoni sul davanti, incapaci di contenere l'espansione dei seni, erano rimasti aperti fino all'ombelico, creando una scollatura oscena che esponeva quasi interamente le mie colline di carne. Sotto, solo un perizoma microscopico che lasciava intravedere la mia fica perfettamente depilata e nessun reggiseno: i capezzoli turgidi premevano contro il tessuto bianco, visibili a chiunque. Non si può immaginare come mi sentivo in quel vestitino. Era un invito esplicito a essere scopata da chiunque. I bottoni che non si chiudevano lasciavano le mie tette quasi fuori, oscillavano a ogni passo e io sapevo che ogni vecchio porco in quella discoteca stava immaginando di affondarci la faccia dentro. Mi sentivo una troia esposta, una vacca da sborra in mostra per tutti.
La serata filava via che una meraviglia, ci stavamo divertendo da pazzi, tra prosecchi e balli durante i quali il mio Carlo mi faceva notare, con gli occhi pieni di eccitazione, come mi divoravano tanti maschi presenti in sala mentre ballavo. In particolare aveva notato un tavolo con quattro maturoni soli, non proprio elegantissimi, anzi piuttosto rozzi e volgari che mi guardavano spudoratamente e facevano commenti pesanti su di me, uno in particolare, un uomo sulla sessantina, massiccio con una camicia bianca a mezza manica che gli comprimeva in maniera esagerata i grossi bicipiti sui quali aveva dei tatuaggi alquanto inquietanti. Lui mi guardava con insistenza e io ricambiai con sorrisi maliziosi, grazie ai quali riceveva pacche sulle spalle di compiacimento dai suoi compari.
Quando il mio cornuto di marito è uscito con la scusa di parlare al telefono, sono rimasta sola in pista. È stato il momento più eccitante della serata. In un attimo, sono stata circondata da un branco di maschi sudati e affamati. Ballavano intorno a me, ma non stavano ballando, in realtà mi stavano palpando. Ero schiacciata tra corpi caldi e puzzolenti di sesso e alcool, sentivo i loro cazzoni duri che premevano contro la mia schiena e le mie natiche, strofinandosi senza pudore contro di me.
In particolare, il tipo con cui avevo civettato, con la camicia sbottonata e il petto lucido di sudore. Aveva degli occhi satanici che non si staccavano un secondo dalle mie tette. Mi sussurrava le cose più volgari all'orecchio, chiamandomi "vacca tettona" mentre mi stringeva i fianchi con una forza brutale. A un certo punto, ha tirato fuori un biglietto da visita. Senza alcun ritegno, me l'ha infilato proprio nel solco tra le tette, spingendolo in profondità nella carne calda e sudata. Poi, mi ha leccato l'orecchio con una lingua calda e viscida, sussurrandomi: "Tettona troia, qui c'è il mio numero. Chiamami quando il tuo cornuto non c'è, che vengo a riempirti per bene, puttana".»
Quando Carlo è rientrato, io ero in fiamme. Ho nascosto quel biglietto in borsa come se fosse un tesoro. Quella notte, mentre facevamo ritorno a casa, gli raccontai dell’accaduto. Eccitatissimo mi chiese se lo avrei chiamato, i nostri occhi si incrociarono in uno sguardo complice e gli risposi semplicemente con un: “non lo so”.
Il pomeriggio dopo, non ho resistito più, ho preso il telefono e l'ho chiamato.
Non si può immaginare cosa mi ha detto al telefono. Dario, questo è il suo nome, è un animale, un vero porco. Mentre fissavamo l'incontro per la mattina successiva, non ha smesso un secondo di insultarmi. Mi diceva che non vedeva l'ora di sentire l'odore della mia fica bagnata e che le mie tettone erano fatte apposta per essere munte.
Mi ha dato un ordine preciso, voleva che vestissi esattamente come quella sera in discoteca. Voleva quell'abito bianco, quello che mi stringeva tutto, senza reggiseno, per poter vedere i miei capezzoli turgidi che imploravano di essere morsi. E poi, la cosa che mi ha fatto bagnare istantaneamente; mi ha urlato che era così eccitato dalla mia carne che voleva mettermi incinta, che voleva riempirmi l'utero di sborra calda per marcare il suo territorio su di me.
La sera quando Carlo tornò dal lavoro, gli raccontai quello che avevo fatto, chiuse gli occhi, immaginando la scena. La gelosia lo stava lacerando, ma l'idea che la moglie desiderasse essere fecondata da un altro maschio, un estraneo rozzo e brutale, gli provocava un'eccitazione devastante. Mi guardava con quell'aria insicura e così, carezzandogli li capo, gli ho detto con la faccia più innocente del mondo, che la mattina dopo sarei andata a prendere un caffè da Dario. Quel cornuto con il capo chino, umiliato e sottomesso, immaginando che non sarebbe stato il caffè che avrei preso la mattina successiva, scosse la testa in segno di assenso.
Mi sentivo una predatrice, una troia in calore che giocava con lui mentre pianificava la sua umiliazione e come renderlo ancora più cornuto di quello che già è.
La mattina mi preparai con una frenesia quasi maniacale, trattenendosi a stento dal masturbarsi per l'eccitazione che mi faceva tremare le gambe. Aveva indossato l'abito bianco, sentendo il tessuto tendersi pericolosamente sulle curve oscene, i seni che quasi esplodevano dalla scollatura.
Mentre guidavo verso casa sua, sentivo i liquidi colare dalla fica, inzuppando il perizoma. Ero in preda a un desiderio bestiale. Quando sono arrivata a quella casa isolata in campagna, Dario era già al cancello ad aspettarmi. Mi ha guardata dall'alto in basso con uno sguardo che mi ha spogliata all'istante. Appena sono scesa dall'auto, ha iniziato a insultarmi: "guarda che vacca tettona che sei, guarda come sculetti, troia! Vieni qui che ti faccio capire a chi appartieni oggi".
Non appena siamo entrati in casa, Dario mi ha aggredita. Non c'è stato spazio per i preliminari romantici, mi ha sbattuta contro la porta con una forza brutale, schiacciando le mie tette contro il legno. La sua bocca era ovunque, mi ha baciata con ferocia, riempiendomi la bocca di saliva, scendendo poi sul collo e tuffandosi in quelle valli di carne che l'abito bianco non riusciva a coprire. Sentivo la sua lingua ruvida che mi tormentava i capezzoli, mentre le sue mani, grosse e callose, mi palpavano con una violenza che mi faceva gemere di piacere.
Senza nemmeno togliermi l'abito, ha infilato due dita nella fica che era già una fontana di desiderio. Mi ha penetrata con forza spingendo in profondità, mentre con l'altra mano mi afferrava i capelli per tirarmi la testa all'indietro. "Sei una puttana, vero? Vuoi che ti scopi come una vacca", urlava mentre infilava un dito anche nel mio culo, dilatandomi senza pietà. Sentivo il suo fiato caldo, l'odore di maschio assatanato, un misto di sudore e desiderio che mi faceva impazzire. Ero completamente sottomessa, un oggetto di piacere nelle mani di quel mostro. Dario non ha perso un secondo di più. Mi ha fatta girare bruscamente, costringendomi a mettere le mani sul tavolo della cucina, con il culo spinto all'indietro e l'abito bianco sollevato fino alla vita. Mi sono sentita completamente esposta, una troia in offerta per quel maschio affamato. Senza nemmeno sfilarsi completamente i pantaloni, ha tirato fuori quel cazzone duro come il marmo, che pulsava di desiderio. Mi ha afferrata per i fianchi con le sue mani ruvide, quasi a voler lasciare i segni sulla sua proprietà e mi ha penetrata con una violenza che mi ha tolto il fiato. Mi ha sfondata da dietro in un unico, brutale colpo, trafiggendomi la fica fino in fondo. Che godimento!
Mentre mi scopava con quella foga bestiale, Dario non ha smesso di insultarmi. Mi urlava nelle orecchie che ero una "vacca tettona", che il mio unico scopo era servire il suo cazzo.
Ogni spinta era un colpo di martello che mi scuoteva tutto il corpo. Io sculettavo freneticamente, cercando di accogliere ogni millimetro di quella carne dura, gemendo a squarciagola mentre sentivo le pareti della mia fica dilatarsi sotto la sua forza. Ma la cosa più eccitante era ciò che faceva con le mani. Si era allungato in avanti, infilando le braccia sotto le mie ascelle per afferrare le mie tette. Le stringeva con una ferocia oscena, schiacciandole, tormentandole, quasi volesse staccarle dal petto. "Guarda che puttana che sei! Guarda come tremano queste tette mentre ti scopo"; urlava, mentre i suoi polpastrelli callosi graffiavano la mia pelle, lasciandomi segni rossi che ancora sento bruciare.
Mi sentivo svenire, completamente sottomessa al suo ritmo brutale. Più lui mi insultava, più io diventavo una fontana di piacere. Ero una vacca tra le sue mani, una troia che implorava di essere maltrattata. Mi sentivo piccola, sporca e desiderata come non lo ero mai stata. Dario mi dominava in ogni senso, possedendo non solo il mio corpo, ma anche la mia volontà. Ogni colpo del suo cazzo era un marchio di sottomissione e io godevo di ogni singolo insulto, di ogni spinta violenta che mi faceva battere la testa contro il tavolo. Ero completamente sua, un oggetto di sesso usato senza pietà da un maschio vero, un porco che sapeva esattamente come trattare una femmina così formosa e avida di sesso.
Ma la cosa più eccitante, è arrivata quando Dario ha deciso che la mia fica non era abbastanza per la sua rabbia, con un tono che trasudava lussuria e sottomissione, mi ha girata di nuovo, spingendomi a quattro zampe con una forza che mi ha quasi fatto cadere. Senza alcun preavviso, senza un goccio di lubrificante, ha puntato il suo cazzo sudato e pulsante proprio contro il mio buco del culo. Ho sentito il calore della sua carne contro la mia pelle nuda e, prima che potessi anche solo sussultare, mi ha spinto il cazzo dentro con un colpo secco e brutale. Un urlo mi è esploso in gola, un misto di dolore acuto e un piacere proibito che mi ha attraversato la colonna vertebrale come una scossa elettrica.
Mentre mi sfondava l'ano, Dario ha iniziato a sculacciarmi con una ferocia inaudita. Ogni colpo della sua mano aperta sul mio culo rosso e teso risuonava nella stanza come uno schiaffo, lasciando bruciare la pelle. Mi urlava che ero una "troia da culo", che meritavo di essere trattata come una bestia, mentre continuava a spingere quel cazzone sudato sempre più a fondo, trafiggendomi in modo spietato. Sentivo il suo sudore colare lungo la schiena, l'odore acre di maschio che mi annebbiava i sensi. Ogni spinta era un'invasione totale, sentivo le pareti del mio culo dilatarsi, quasi a voler esplodere sotto la pressione di quella carne dura e calda che non dava tregua.
Ero completamente dominata, sottomessa a ogni suo capriccio volgare. Più lui mi colpiva il culo, più io sculettavo verso di lui, implorando inconsciamente di essere posseduta ancora più a fondo. Dario non si fermava, mentre mi scopava brutalmente nel culo, ha allungato di nuovo le mani verso l'alto, afferrando le mie tette con una rabbia quasi cieca. Le stringeva così forte che i suoi polpastrelli affondavano nella carne morbida, schiacciandole, tormentandole, mentre mi urlava in faccia quanto fossi oscena, quanto fossi una vacca in calore che non sapeva più cosa fosse la vergogna. Mi diceva: “guarda come tremano queste tettone che ti ritrovi mentre ti sfondo il culo, troia"; gridava e io potevo solo gemere, abbandonandomi a quel dominio aggressivo, sentendomi finalmente completa nella mia degradazione.
Ma Dario non aveva ancora finito con me, la sua rabbia eccitata e furiosa sembrava non esaurirsi mai, anzi, cresceva a ogni spinta. Mentre mi possedeva ancora nel culo, ha iniziato a sculacciarmi con una violenza ancora più cieca. Ogni colpo della sua mano ruvida era un'esplosione di calore sulla mia pelle, sentivo il mio culo diventare rosso fuoco, dolente, pulsante. Il suono della sua carne che colpiva la mia era l'unico ritmo che contava in quella stanza. Mi urlava che ero una "vacca troia", che il mio culo era fatto solo per essere preso a schiaffi e sfondato da uomini veri, mentre io gemevo, sculettando istintivamente per offrire più superficie a quei colpi che mi facevano sentire piccola, sottomessa e incredibilmente eccitata.
Poi, all'improvviso, Dario ha smesso di colpirmi, ha estratto il suo cazzo dal culo con un colpo secco che mi ha fatto sussultare, lasciandomi tremante e vuota. Ma non mi ha lasciata andare. Con un movimento rapido e brutale, ha afferrato i miei capelli, stringendoli nel pugno e tirandomi all'indietro con una forza che mi ha costretta a inarcare la schiena, esponendo il collo e il petto. Mi ha trascinata verso di sé, costringendomi a inginocchiarmi sul pavimento freddo, proprio davanti al suo cazzo che pulsava, ancora sporco e lucido di sudore e secrezioni e ha ordinato con voce roca, carica di disprezzo e lussuria: "ora puliscimi, troia"; "Lecca ogni centimetro di questo cazzo, voglio sentire la tua lingua che lavora per me mentre ti ricordo quanto sei una schiava." Mi ha spinto la testa in avanti, quasi costringendomi a toccare la sua carne calda. L'odore di maschio sudato, acre e pungente, mi ha investita come un'onda, mandandomi in corto circuito il cervello. Ho iniziato a leccarlo con una passione disperata, partendo dalla base, risalendo lungo le vene gonfie, assaporando il sapore salato e sporco del suo sudore.
Più lui mi insultava, più io diventavo avida. Mi chiamava "vacca"; "puttana senza vergogna"; dicendomi che il mio unico scopo era soddisfare i suoi bisogni più sporchi. Ogni parola volgare era come una carezza per il mio clitoride, che pulsava di un piacere violento. Mi sono abbandonata completamente a quel dominio, succhiando con forza, cercando di inghiottire ogni goccia di quel piacere sporco, godendo dell'umiliazione di essere lì, ai suoi piedi, ridotta a un semplice strumento per il suo orgasmo. Ero persa in quel vortice di sottomissione, eccitata dal fatto che lui mi possedesse non solo con il corpo, ma con la volontà, riducendomi a nulla mentre io, paradossalmente, non mi ero mai sentita così viva e desiderata.
Mentre ero lì, a leccarlo come una cagna, Dario ha deciso che non era abbastanza. Sentii un brivido di terrore e desiderio attraversarmi la spina dorsale. Improvvisamente, ha chiuso il pugno ancora più forte tra i miei capelli, tirandomi la testa all'indietro con un colpo secco e violento. Mi ha costretta a guardarlo dritto negli occhi. I suoi occhi erano due fessure di lussuria e disprezzo, carichi di un potere assoluto su di me. Ero completamente alla sua mercé, con il collo teso e il respiro affannoso, mentre lui mi fissava come se fossi solo un buco da usare a suo piacimento. Mi disse: "guardami, troia"; mi ha ringhiato, la voce che vibrava di una rabbia eccitata. “Voglio che tu veda l'uomo che ti sta possedendo mentre ti prendi tutto questo cazzo sudato. Non voglio che tu ti limiti a leccare, voglio che tu ingoi ogni singolo centimetro, che lo senti arrivare in fondo alla gola finché non riesci più a respirare. Diventa il mio cesso, Tina, ingoia tutto!"
Non ho avuto tempo di rispondere. Dario ha spinto il suo cazzo grosso e lucido di sudore con forza nella mia bocca, trafiggendo le mie labbra e spingendosi in profondità, quasi a volermi soffocare. Ero lì, inginocchiata, con le tette che oscillavano a ogni sua spinta violenta, mentre lui mi insultava pesantemente, chiamandomi: "puttana", "vacca insaziabile", ricordandomi che il mio unico scopo era pulire il suo cazzo.
La sensazione di essere dominata così brutalmente, di sentire l'odore acre del suo sudore e il sapore salato della sua carne, mi ha portata al limite. Tremavo tutta, le lacrime di piacere e umiliazione mi rigavano il volto, mentre continuavo a succhiare con una passione disperata, cercando di compiacerlo, di essere la schiava perfetta per quel bastardo maschio alfa.
Poi, l'intensità è esplosa. Dario ha iniziato a gemere in modo gutturale, stringendo i miei capelli con una ferocia che mi ha fatto sussultare. "Ecco che arrivo, troia! Prendi tutto il mio seme, ingoialo tutto"; ha urlato, prima di esplodere con una violenza incredibile dentro la mia bocca umida. Ho sentito l'ondata calda e densa della sborra che mi inondava la gola, un getto potente e ripetuto che mi ha costretta a deglutire per non soffocare. Tremavo violentemente, sentendo il sapore forte e maschile del suo sperma che scivolava in gola, mentre lui continuava a spingere per l'ultimo istante, come per marchiarmi l'interno della bocca.
Dopo avermi usata come un cesso e avermi riempito la bocca di sborra, Dario mi ha spintonata via con disprezzo. Mi ha guardata dall'alto in basso, con quel suo sguardo di chi possiede ogni centimetro della mia pelle, e ha ringhiato: "ora basta con i giochi da troia. Adesso devi comportarti come se fossi la mia serva, vacca tettona. Vai in cucina e preparami il pranzo e muoviti!"
Mi sono mossa come un automa, eccitata a morte dal suo comando. Mentre preparavo la pasta al pomodoro, Dario non mi ha lasciata un secondo. Entrava in cucina, puzzando di sesso e sudore e mi aggrediva da dietro. Mi schiacciava il seno contro il bancone, afferrando le mie tette con quelle mani ruvide, stringendole fino a farmi gemere. "Dimmi chi sono, troia"; mi sussurrava all'orecchio, mentre mi mordeva il collo. "Chi è l'uomo che ti possiede? Chi è che ti scopa davvero?" Tu, amore mio, tu sei il mio maschio; rispondevo io, con la voce che tremava per il piacere, esattamente come voleva lui. Mi ha costretta a ripetere a voce alta, mentre mi infilava le dita nella fica bagnata attraverso i vestiti: "dillo! Dì'” che io sono il tuo amore e che Carlo è solo un povero cornuto che non sa nemmeno come farti godere!" E io lo dicevo, lo urlavo quasi, sentendomi una vacca in calore: "sì, amore mio! Carlo è un cornuto! Tu sei l'unico che mi riempie, tu sei il mio amore!"
Dopo pranzo, non c'è stato tempo per i saluti. Dario mi ha presa per un braccio e mi ha trascinata nel suo lettone. Mi ha buttata sul materasso e si è gettato sopra di me con tutta la sua stazza. Sentivo il suo petto massiccio e sudato schiacciare le mie tette, mentre la sua bocca divorava la mia in un bacio sporco, che sapeva di tabacco e lussuria. Era un peso brutale, un dominio fisico totale che mi faceva sentire piccola e desiderabile. Poi, senza alcun preavviso, ha allargato le mie cosce con forza e ha spinto il suo cazzone enorme dentro la mia fica. Un colpo solo, secco, profondo, che mi ha tolto il respiro. "Ora ti metto incinta, troia! Ti riempio di seme così che tu sappia a chi appartieni!" Urlava mentre iniziava a scoparmi con una foga bestiale. Ogni spinta era un terremoto, un urto violento che mi scuoteva tutto il corpo. Lo abbracciavo forte, stringendolo a me, gridando: "amore! Ancora, amore mio, scopami più forte!" L'ultima spinta è stata la più potente. Dario ha urlato un insulto finale, stringendomi le cosce fino a lasciarmi i segni ed è esploso dentro di me. Ho sentito l'ondata di sborra calda e abbondante inondarmi la fica, un getto potente che sembrava voler arrivare fino all'utero. Sono rimasta lì, ansimando, sentendo il suo seme colare tra le gambe, mentre lo stringevo a me, completamente sottomessa, felice di essere stata usata come una troia in calore da quell'uomo volgare.
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